lunedì 20 aprile 2015

Brian K. Vaughan e Marcos Martin: The Private Eye, il futuro dei comics e Saga

Copertina di The Private Eye N.2.
Il 19 Marzo scorso su PanelSyndicate.com è uscito il decimo e conclusivo episodio di The Private Eye, serie di straordinario successo pensata per la pubblicazione esclusiva sul Web, ideata e realizzata dallo sceneggiatore Brian K. Vaughan (autore di Y - L'ultimo uomo sulla Terra, Ex Machina e del fumetto cult  Saga), dal disegnatore Marcos Martin (Batgirl: Year One, Daredevil) e dalla colorista Muntsa Vicente.
In tale occasione Rich Johnston ha intervistato, per il sito BleedingCool, Vaughan e Martin per parlare di The Private Eye, digital comics, Saga e... Cinquanta sfumature di grigio!

Nel seguito potete leggere la traduzione. L'intervista è stata tradotta e appare su questo blog con il permesso di Rich Johnston e BleedingCool che ringrazio.
L'articolo originale, in Inglese, può essere letto su BleedingCool: qui.

Per un approfondimento su The Private Eye rimando a un articolo apparso, di recente, su Fumettologica, qui.
Tavola da The Private Eye N.1.
Rich Johnston: Il decimo numero di The Private Eye è l'ultimo. Si è trattato di un coraggioso modello per il fumetto digitale... è un segnale che è stato un successo arrivare fino a questo punto, che hai raccontato la storia che avevi pianificato e nient'altro oppure, alla fine, è stato un fallimento?
Brian K Vaughan: Oh, è stato un successo al di là dei nostri sogni più sfrenati. Sin dal lancio di PanelSyndicate.com, esattamente due anni fa, abbiamo sempre descritto The Private Eye come una serie in dieci episodi ma, a essere sinceri, all'inizio temevo che avremmo dovuto portare la storia a conclusione ben prima della fine che avevamo pensato. Ero abbastanza fiducioso sul fatto che il pubblico sarebbe arrivato e forse ci avrebbero persino tirato uno o due dollari per il primo numero ma dubitavo seriamente che avrebbero continuato a farlo specialmente considerando che Marcos insisteva che i lettori avrebbero sempre potuto pagare quello che volevano, incluso... niente. Contro ogni previsione abbiamo continuato a guadagnare nuovi lettori a ogni nuova uscita e la maggior parte di loro era felice di pagare qualcosa per ogni numero, abbastanza da far sì che Marcos e Muntsa potessero rifiutare un gran numero di lavori su commissione per dedicare il proprio tempo al nostro progetto creator-owned, riuscendo al contempo a sfamare le loro famiglie.
Ma il più significativo segnale del fatto che sentiamo sia stato un successo è che io, Marcos e Muntsa siamo già piuttosto avanti nello sviluppo della nostra seconda serie che speriamo debutterà sempre su Panel Syndicate entro l'anno e, ancora una volta, i lettori saranno liberi di pagare quello che vorranno.

RJ: The Private Eye, come tutta la narrativa di fantascienza di qualità, ha molto da dire sulla contemporaneità. Siete stati entrambi dei pionieri nella distribuzione di contenuti (sebbene utilizzando strumenti abbastanza semplici) spingendovi dove altri hanno spesso paura di avventurarsi. È questo il modello per il futuro? Per UN futuro? Oppure è già qualcosa di superato?
BKV:
Questo modello rappresenta assolutamente il futuro per i comics, un futuro che non è ancora qui... per il momento.
Marcos ha sempre detto che un tempo i comics erano un mezzo d’intrattenimento alla portata di tutti ma sono diventati invece un hobby molto costoso per pochi fan relativamente benestanti. Pensava che avremmo potuto usare Internet per contribuire a invertire la tendenza e, anche se ritenevo fosse un socialista delirante, nel nostro caso il suo strampalato schema ha effettivamente funzionato. Siamo stati in grado di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello che avremmo potuto se fossimo semplicemente andati in stampa e anche se finora molti dei nostri lettori non hanno potuto pagarci, il loro numero è stato più che controbilanciato dalla generosità di coloro che hanno potuto farlo.
Sebbene non abbiamo guadagnato quanto avremmo probabilmente potuto se avessimo pubblicato la serie tramite gli amici della Image, io, Marcos e Muntsa siamo stati comunque capaci di incassare più soldi rispetto alle cifre, già piuttosto buone, che percepiamo a tavola dalla Marvel o dalla DC, restando però in totale controllo della nostra creazione.
Il motivo per cui dico che il futuro non è ancora qui (e perché penso che, al momento, avremmo potuto guadagnare di più se ci fossimo affidati alla Image) è che la stragrande maggioranza dei lettori di comics su carta hanno poco o nessun interesse a leggere fumetti digitali. Non importa quante volte io e Marcos abbiamo ribadito che non abbiamo alcun intenzione di pubblicare su carta i materiali di Panel Syndicate, la maggior parte dei lettori dei miei lavori, come ad esempio Saga, ci hanno detto che non hanno alcuna intenzione di dare un’occhiata a The Private Eye fino a quando non esisterà in forma cartacea. Sembra che se sei cresciuto leggendo fumetti su carta è probabile che vorrai continuare a farlo in quel modo… e va benissimo! Adoro andare in fumetteria, intesa come un luogo fisico, e spero di produrre sempre dei fumetti cartacei ma la verità è che il pubblico digitale in continua espansione – composto in gran parte da persone che non hanno mai messo piede in un negozio di fumetti – è oggettivamente molto, molto più vasto di quello analogico, che sta invecchiando, e di cui io e Marcos facciamo parte. E la grande notizia per tutti è che, mentre i lettori tradizionali sembrano ancora riluttanti a fare il salto verso il digitale, i lettori digitali in realtà amano scovare le copie cartacee dei fumetti che hanno scoperto online.
Tavola da The Private Eye N. 5.
Tra gli editori e gli addetti ai lavori c'era il timore che le vendite digitali avrebbero cannibalizzato quelle cartacee, ma penso che ora tutti abbiano capito che questi due aspetti sono in realtà simbiotici.
Perciò, sebbene creda che i fumetti cartacei non spariranno mai, vedo chiaramente un futuro in cui le vendite digitali, di norma, supereranno quelle delle copie stampate (come evidenziato dalle vendite attuali di Saga i cui i numeri della versione digitale già minacciano di raggiungere quelli della versione cartacea).
La domanda importante per gli scrittori e i disegnatori di fumetti di oggi è se vogliono dividere la maggior parte di questa nuova fonte di guadagni con distributori come Comixology… oppure se vogliono tenersi il 100% dei profitti facendo un po' più di lavoro per distribuire le proprie opere attraverso un sito come Panel Syndicate che non ha praticamente alcuna distanza e ancor meno interferenza tra gli autori e il loro pubblico. Io e Marcos stiamo già parlando con alcuni autori piuttosto importanti interessati a unirsi a Panel Syndicate ma non mi dispiacerebbe se altri  lanciassero dei siti simili al nostro. Nei prossimi 25 anni la distribuzione creator-owned sarà importante per i comics così come lo sono stati i titoli creator-owned negli ultimi 25.

RJ: Marcos, quando The Private Eye è iniziato, Brian Vaughan era già un nome noto e apprezzato nel mondo dei comics mentre tu eri un disegnatore in ascesa con i tuoi lavori su Spider-Man e Daredevil. Hai mai temuto che lavorare su un progetto digitale ti avrebbe fatto dimenticare dal mercato delle fumetterie americane? E che cosa hai in cantiere dopo la fine di Private Eye?
Marcos Martin:
In verità non me ne sono mai preoccupato. Sin dall’inizio della mia carriera ero consapevole di non essere un disegnatore abbastanza veloce da poter stare regolarmente sugli scaffali per cui non ci pensavo. Cerco semplicemente di fare un buon lavoro ogni volta che esce qualcosa di mio.
Riguardo che cosa mi attenda… un po’ di riposo e un nuovo progetto con Brian visto che è così pazzo da voler continuare a lavorare con me.
Tavola da Universe! N.1 di Albert Monteys.
RJ: Marcos, Panel Syndicate oltre a The Private Eye ha lanciato Universe! di Albert Monteys. Il successo della prima serie si è trasferito a questa nuova uscita? Il futuro di Panel Syndicate è al sicuro ora che The Private Eye si è concluso?
MM:
Finora i fan sembra abbiano risposto abbastanza bene da rendere Universe! un successo così continuerà a essere diffusa via Panel Syndicate fino a che Albert vorrà continuare a farlo con noi. E speriamo di unirci a lui, nel corso dell’anno, con il nostro nuovo progetto. La sola cosa che sappiamo per certo è che il futuro di Panel Syndicate sarà inevitabilmente legato all’interesse dei lettori.

RJ: Sappiamo tutti che Shakespeare è meglio leggerlo in originale, ossia in Klingon. E che Asterix è meglio in Inglese Britannico. The Private Eye è stato presentato in diverse lingue. Quale pensi sia la migliore versione?
BKV:
Sono il tipico Americano che ha un debole per l’Inglese, ma alcuni lettori bilingue mi hanno detto che preferiscono di gran lunga  la traduzione in Spagnolo fatta da Marcos rispetto alla mia versione originale. A ogni modo, aver rilasciato simultaneamente lo stesso giorno The Private Eye in lingue diverse è stato uno degli aspetti più importanti di Panel Syndicate.  Normalmente i lettori spagnoli di Saga attendono mesi prima di poterlo leggere tradotto (Fiona Staples [la disegnatrice di Saga, N.d.T.] e io attendiamo ancor di più per ricevere la nostra parte di royalties internazionali) ma col digitale possiamo raggiungere un enorme pubblico globale di utenti paganti in un solo giorno e, grazie all’aiuto dei nostri fedeli lettori sparsi in tutto il mondo, continuiamo costantemente ad aggiungere nuove lingue al sito.

RJ: L’ultima volta che abbiamo parlato, Brian, avevi annunciato che stavi lasciando la TV e Under The Dome per ritornare ai fumetti. Hai qualche rimpianto? Per via dei fumetti, sei stato lontano dalle produzioni televisive?
BKV:
Credo d’aver detto che mi prendevo una pausa da Hollywood piuttosto che l’abbandonassi per sempre. Avevo deciso con la mia famiglia di andare temporaneamente via da Los Angeles per vivere un anno nel Midwest ed è stata davvero una gioia indescrivibile poter trascorrere molto più tempo con mia moglie e i miei figli piccoli. Sono anche riuscito a tornare a scrivere fumetti a tempo pieno e non potrei essere più eccitato per tutti i miei nuovi fumetti che usciranno nel corso di quest’anno sia su Panel Syndicate che per la Image Comics, tra cui le miniserie We Stand On Guard per i disegni di Steve Skroce e la serie regolare Paper Girls con Cliff Chiang.
Comunque c’è un sacco di roba per Hollywood che sta lì in attesa per cui sono sicuro che abbastanza presto venderò qualcosa per il cinema o per qualche progetto televisivo. Al momento, quest’anno passato lontano dal caos ha definitivamente consolidato il mio desiderio d’essere in primo luogo un padre/scrittore di fumetti e poi al secondo posto, a grande distanza, tutto il resto.

RJ: Brian, Saga è diventato un “fenomeno” in ambito fumettistico e la gente desidera che il proprio fumetto sia il “prossimo Saga”, tanto da essere usato nelle proposte di nuove serie in descrizioni come “la storia è un mix tra Saga e Cinquanta sfumature di grigio”.  A dire il vero il proprietario di una libreria mi ha detto che Saga è il candidato con le migliori possibilità per diventare il prossimo Cinquanta sfumature di grigio. Il fumetto è molto popolare ma… hai dei piani per come gestire la situazione nel caso diventasse *così* popolare?
BKV:
Come sempre cerco di seguire l’esempio di Fiona. Non importa quali incredibili novità ci siano su Saga, Staples tiene un profilo basso e sta concentrata sul disegnare al meglio rispettando le scadenze. Fiona è la definizione vivente di un’imperturbabile professionista e, visto che io un tipo terribilmente ansioso, da grande voglio essere come lei.
Alana e Marko, i protagonisti di Saga.
RJ: Tornando su Cinquanta sfumature, Brian, ti piace torturare i tuoi lettori con delle svolte narrative che minacciano ogni loro sicurezza e empatia verso i personaggi? Sembra quasi che goda per il loro dolore…
BKV:
Non è una minaccia il fatto che, in Saga, Fiona e io uccideremo dei personaggi amati, è una certezza. Non saprei come scrivere una storia di guerra senza morte. Mi fa piacere vedere quanto i lettori siano affezionati a certi membri del cast ma non riuscirò mai a capire perché gli scrittori contemporanei che occasionalmente fanno morire dei personaggi vengano accusati di sadismo o di voler torturare il proprio pubblico.
Penso che sia molto più straziante uccidere un personaggio amato soltanto per farlo resuscitare, senza alcun senso, pochi mesi dopo. Un approccio del genere non ha nulla a che fare con la narrazione mentre invece è totalmente dovuto alla necessità degli editori di mantenere le proprie proprietà intellettuali disponibile per un pubblico più ampio. In passato leggevamo opere di finzione per prepararci alla vita nel mondo reale, specialmente riguardo gli aspetti più duri, e questo ha sempre significato esplorare la perdita delle persone amate.

RJ: Il Caos: un qualcosa di buono o di negativo?
BKV:
Semplicemente inevitabile. Suppongo che facciamo Arte per cercare di mettere un po’ di ordine nel caos ma, alla fine, il caos vince sempre, vero?

L'intervista, in Inglese, può essere letta qui.
Le interviste precedenti:

mercoledì 8 aprile 2015

recensioni in 4 parole [30]

Nemo: River of ghosts
Un ciclo si chiude.
Tutti giù nelle tenebre.
The Realist: Joker
L'economia del ridere.
Howard The Duck (2015) N.1
Mancava giusto il papero.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Nemo: River of ghosts (in Inglese)  
di Alan Moore (testi) e Kevin O'Neill (disegni)
Editore:Top Shelf
Formato: cartonato, 152 pagine, colore
Prezzo: $ 14.95 (USD)
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese) 

Dylan Dog N. 343 - Nel fumo della battaglia
Soggetto, sceneggiatura, disegni: Gigi Simeoni
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

The Realist: Joker (in Inglese) 
di Asaf Hanuka
Formato: webcomic
Anno di pubblicazione: 2015 

Howard The Duck (2015) N.1 (in Inglese)
di Chip Zdarsky (testi) e Joe Quinones (disegni)
Editore: Marvel
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)

lunedì 30 marzo 2015

Scott McCloud: ritorno al Fumetto

Scott McCloud, autore del fondamentale Capire il Fumetto e di un autentico gioiellino pop come Zot!, fa il suo grande e atteso ritorno sulle scene con The Sculptor, graphic novel dalla lunga gestazione, edito a Febbraio per il mercato americano da First Second.
Lo Scultore verrà pubblicato in Italia da Bao a fine Aprile (un'anteprima qui) e, in tale occasione, l'autore americano sarà in Italia per un tour promozionale (i dettagli qui).

Nel seguito potete leggere l'intervista a McCloud condotta da Tyler Chin-Tanner e pubblicata sul sito Broken Frontier ad inizio Febbraio.
L'intervista è stata tradotta e appare su questo blog con il permesso di Tyler Chin-Tanner e Broken Frontier che ringrazio.

L'intervista originale, in Inglese, può essere letta qui.
Il sito ufficiale di Scott McCloud: qui.

Tutte le immagini a corredo di questo post sono opera di Scott McCloud e tratte da Lo Scultore.
Iniziamo dicendo che, nonostante il tuo meritato status di leggenda dei comics, questo è in realtà il tuo primo graphic novel.
Scott McCloud: Sì, è il mio primo tentativo di graphic novel autoconclusiva di una certa lunghezza. La raccolta di Zot!, una mia vecchia serie, è un volume persino più voluminoso di questo ma quelle erano storie più brevi, una raccolta di albi e di episodi di poche pagine. Lo Scultore è tutto lì, completamente auto-conclusivo. Non aspettarti un seguito.

E hai impiegato cinque anni a completarlo?
Ho lavorato alla realizzazione effettiva del fumetto per cinque anni ma, a dirla tutta, ho avuto quell’idea in testa per decenni prima di cominciare. È un’idea molto vecchia e nel corso degli anni mi sono reso conto che era una di quelle storie che avevo abbandonato. Per cui alla fine del primo decennio del nuovo millennio mi sono organizzato per iniziare a lavorarci e nel corso degli ultimi cinque anni è stato tutto quello che ho fatto, 11 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, tranne per l’anno scorso in cui ho lavorato quasi 14 ore al giorno.

Considerando i tuoi numerosi impegni, è stato difficile recuperare tutto quel tempo?
Ho tenuto alcune conferenze e workshop in quel periodo ma principalmente l’ho trascorso incatenato al tavolo da disegno, e devo dire che sono stato, per la maggior parte del tempo, sorprendentemente felice. Non mi dispiace lavorare fino a tardi se è qualcosa che amo fare e ho amato davvero lavorare a questo libro.

Con tutti i libri che hai scritto sul capire e fare Fumetto, hai sentito molta pressione nel realizzare il tuo graphic novel? Ad esempio, hai sentito di dover fare di più rispetto al semplice raccontare una buona storia o che il tuo libro dovesse dire qualcosa sull’industria del fumetto o sul medium?
Assolutamente sì, dopo aver scritto Capire il Fumetto avevo un sacco di pressione addosso, ma ancor di più dopo Fare il Fumetto. Quel libro mi ha reso davvero un bersaglio perché non avrei mai avuto una gran autorevolezza nello spiegare ad altri come fare fumetti fino a che non fossi stato capace di realizzarli io stesso. Ma alla fine mi sono liberato di quella pressione. Ho apprezzato il fatto che fossi costretto a dare tutto me stesso per essere all’altezza delle aspettative, molto meno superarle. Sapevo che sarebbe stato un lavoro estremamente difficile ma in questo c’era qualcosa che mi attraeva. E ho avuto un editor alla First Second Books, Mark Siegel, che credo abbia compreso che mi piacciono le sfide e perciò mi ha sfidato continuando a farlo per tutte le quattro bozze che ho fatto e ancora nel corso degli anni che ho impegnato a disegnare effettivamente la storia.
Eri consapevole che ci sarebbe voluto così tanto?
Eravamo d’accordo sul fatto che ci sarebbero voluti 3 anni e ho pregato che fossero abbastanza. Ma eravamo ambiziosi. Sia io che e Mark Siegel avevamo grandi ambizioni per il libro e lui mi ha concesso tutto il tempo per fare quel lavoro extra che entrambi sapevamo essere necessario per aiutare la storia a raggiungere il suo pieno potenziale. Gli sono molto grato per questo.

Mentre lavoravi al libro, hai avuto la sensazione che tu e il personaggio principale della storia, stesse vivendo vite parallele?
Non penso ci sia nessun autore di fumetti che potrebbe realizzare una storia su un artista senza parlare di se stesso. C’è di sicuro un David in me. Invece nel personaggio di Meg c’è molto più di mia moglie Ivy. Lei mi ha dato l’ispirazione per il personaggio molti anni fa ed è stata una risorsa fondamentale per la sua scrittura. Per cui, in gran parte David è un personaggio immaginario ma di sicuro ci sono delle parti di me in lui.

Le sfide che David affronta nel libro hanno l’intento di rappresentare le battaglie “universali” che ogni artista può trovarsi di fronte?
Alcune delle sfide di David sono specifiche… di David. Altre sono semplicemente il prodotto delle sue nevrosi. Ma penso, e credo sia vero, che le sue battaglie riflettano la sfida universale che ogni artista affronta nel tentativo di realizzare qualcosa che duri nel tempo, che abbia un valore per la società o, per lo meno, un valore agli occhi dell’artista medesimo. Qualcosa che non sia solo per il suo tempo ma che possa sopravvivergli e resistere nel tempo.
E questo è un tema portante della storia, il fatto che per creare qualcosa di grande sia necessario sacrificare la propria vita per l'Arte.
Vedi, sacrificare la propria vita per l'Arte (e nella mia storia si parla sacrificio in senso letterale, ma ovviamente non è quello che facciamo quando dedichiamo mesi o anni, persino decenni per le nostre opere?)... sacrifichiamo interi pezzi delle nostre vite per fare quello che facciamo e, sono sicuro, che ci sono tantissimi artisti che hanno affrontato la tensione tra Arte e amore, tra Arte e famiglia.
Quando ho iniziato a fare fumetti da professionista ascoltavo spessissimo Sunday in the Park with George, il musical di Steven Sondheim, perché mi piaceva quel tipo di tensione. Era un tipo di tensione che rispecchiava il genere di tensione che io e Ivy avevamo tra noi su come stessi spendendo il mio tempo. Vedi… ero soltanto un maniaco del lavoro? E credo d’aver avuto la possibilità di rendere quel sacrificio più letterale, più estremo. Nel farlo spero d’aver fatto i modo che questi temi venisse messi maggiormente a fuoco. Questa storia mi ha permesso di portare in superficie cose che di solito stanno nascoste e di esporle alla luce.
Lo sforzo nel cercare di trovare quel tipo di equilibrio è un aspetto davvero fondamentale per me. Perché l’artista vive in un futuro teorico in cui, si spera, il suo lavoro verrà apprezzato ben al di là della propria vita terrena. Ma questo significa vivere la vita dall’esterno. Mentre la vita scorre intorno a te. Ti perdi delle cose. Chris Ware ha scritto sull’argomento in maniera molto chiara e piuttosto tetra. Ha scritto che noi lavoriamo su… penso le abbia chiamate slow-motion picture stories, mentre tutti gli altri intorno a noi vivono le loro vite per anni, persino decenni.
Io non sono così pessimista perché ho trovato un certo equilibrio nonostante lavori davvero tanto. Quanto ho concluso un progetto, io e Ivy, e spesso anche i miei figli, trascorriamo molto tempo insieme viaggiando mentre io faccio conferenze e promozione. Quanto ho finito Fare il Fumetto, nel 2006, siamo stati in tour per un anno intero e abbiamo visitato tutti e 50 gli Stati dell’Unione. Per cui sono sicuro che i mie figli ne abbiano avuto abbastanza di me per un bel po’.

Credo sia importante notare che, nella storia, David è continuamente combattuto tra la vita e l’Arte ma non avrebbe potuto continuare a creare senza Meg. Non solo lei gli ha salvato la vita ma è stata la sua ispirazione in modo molto diretto.
Megan in particolare svolge il suo ruolo di musa piuttosto meticolosamente. Ho detto a Ivy che ora ha la certificazione di musa di primo livello. Le ho detto: “Hai ispirato un personaggio che è al centro di un’opera che ha grandi ambizioni. Questo ti rende una Musa con la M maiuscola, secondo la grande tradizione di Sarah Bernhardt." Di sicuro Ivy ha raggiunto quel livello. È la mia Musa.
Oltre ai personaggi secondari, la città di New York City sembra anch'essa un personaggio.
New York gioca un ruolo incredibilmente importante nella storia. Ed è stata, come dici tu, un personaggio del libro sotto molti aspetti. Era particolarmente importante per me riuscire a rappresentare New York nel modo giusto. Per me è stato un grande svantaggio il fatto che vivessi in California, per cui ho cercato in tutti i modi di fare un salto ad est ogni volta che ho potuto. Ho colto qualsiasi opportunità, lavorativa o non, per andare a Manhattan. E una volta lì trascorrevo i giorni ad andare in giro per le strade e fare foto. Ho scattato decine o migliaia di foto di New York. Mi è stata di grande aiuto la possibilità di usare i tag di iPhoto, così se volevo vedere solo dei campi lungi con le ombre nette degli edifici oppure se volevo immagini di pedoni, o solo viste notturne, o sotto la pioggia, potevo richiamare le foto di cui avevo bisogno ed è stato incredibilmente utile. Ho impiegato un mucchio di tempo a mettere i tag ma, nel lungo periodo, ne ho risparmiato un sacco. E quest'approccio mi ha permesso di disegnare quello che spero essere un ritratto più realistico della città. Ho anche utilizzato Google Street View. Se volevo che il mio personaggio camminasse alle 3 del mattino, come ho fatto, da Williamsburg a Chelsea percorrendo il ponte di Williamsburg, allora Street View mi permetteva di rappresentate realisticamente tutte le cose che incontrava lungo il percorso. Sarebbe stato impraticabile per me camminare per una simile distanza per quella scena, specialmente alle 3 del mattino. Per cui sono molto grato che Street View sia stato disponibile giusto in tempo per mettermi nelle condizioni di realizzare il mio libro.
Inoltre ho parlato con un sacco di gente che vive a Brooklyn e frequenta il mondo dell'Arte a New York. Ho semplicemente cercato di avere a disposizione molti punti di vista su come fosse vivere da quelle parti in questo periodo. Ho fatto del mio meglio per trasferire tutto sulla pagina il più fedelmente possibile. 

Nella realizzazione del fumetto, quanto è stato difficile disegnare le sculture di David?
Ho sempre amato la Scultura come semplice frequentatore di musei e suppongo che nel corso degli anni ci siano stati diversi scultori di cui ho apprezzato i lavori. Ma gran parte delle sculture nel fumetto sono frutto dell'immaginazione di David che, ovviamente, significa la mia immaginazione.

Questo vuol dire che hai fatto un doppio lavoro: fumettista e scultore. 
Sì è vero. L'ho fatto. Anche se avevo un importante vantaggio ossia che le scultore di David che vediamo nella storia, che vediamo distintamente, sono solo quelle mal riuscite. Quelle che non incontrano i favori del mondo dell'Arte, dei galleristi o dei critici. E sotto molti aspetti sentivo che fossi qualificato a disegnare solo quelle. Il suoi lavori che sono stati ben accolti sono stati realizzati prima dell'inizio della storia: li vediamo appena sullo sfondo.
L'opera che realizza durante la storia, che colpisce favorevolmente il suo amico Ollie, non la vediamo per niente. Per cui mi sentivo qualificato a disegnare solo sculture che non potevano essere accettate dal mondo dell'arte. Mi sono fatto quel regalo. Non c'era alcuna possibilità che potessi fare qualcosa di davvero valido perché non c'era nulla che potessi tirar fuori che, con tutta probabilità, non sarebbe stato stroncato da un qualsiasi critico o galleria. Per cui mi sono messo in una situazione di sicurezza. Sarebbe stato molto, molto più difficile fare una storia su uno scultore i cui lavori fossero riconosciuti come autentici capolavori. Non penso che avrei potuto farlo. Non credo che sarebbe stato credibile.
Ora che il libro è uscito ti aspetta un anno in tour, vero?
Sì è vero. Soltanto l'anno scorso abbiamo trascorso due settimane in Cina. Siamo stati in Cile, ad Amsterdam, in Inghilterra, Spagna e in circa 14 località qui negli Stati Uniti. Ho insegnato per due mesi nel Tennessee. E tutto questo è successo prima della pubblicazione del libro.
Il volume è uscito qui negli USA il 3 Febbraio. Nelle settimane successive uscirà in altre sei lingue, e alcune di queste edizioni verranno pubblicate lo stesso giorno. E stiamo facendo un tour in 14 città in 16 giorni qui negli Stati Uniti per poi volare in Europa per eventi in Inghilterra, Germania, Italia, Francia, Spagna e poi in Olanda. Ci sono diverse università che mi hanno invitato per tenere delle conferenze. Per cui mi aspetto che il 2015 sarò molto intenso. 

Questo libro è concluso, hai già dei piani per il prossimo?
Il mio prossimo libro, che uscirà ancora per First Second, sarà incentrato sulla comunicazione visiva. Sono molto interessato al modo in cui le immagini comunicano, a come trasmettano informazioni. Mi piacerebbe realizzare finalmente un libro che cercasse di distillare i principi comuni della comunicazione visiva nelle differenti discipline.
Non vedo l’ora di iniziare questo libro ma prima mi devo allontanare da quest’ultimo. È ancora attaccato a me. C’è ancora un po’ di tensione perché voglio essere sicuro di promuovere attivamente il mio ultimo libro. Ma allo stesso tempo sono ansioso di iniziare a lavorare al prossimo.

L'intervista in Inglese, condotta da Tyler Chin-Tanner,
può essere letta su Broken Frontier: qui
Le interviste precedenti:

martedì 17 marzo 2015

recensioni in 4 parole [29]

Ah! Sperimentare l'amore!
Hellboy in Hell Vol. 1 - The Descent
L'avventuroso piccolo diavolo.
Golem
Futuro. È qui. Forse.
Divinity N.1
Avventura spaziale e supereroismo.
*********
Abbiamo detto 4 parole su:
Dylan Dog N. 342 - Il cuore degli uomini
Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Piero Dall'Agnol
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 98 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 3,20
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI 

Hellboy in Hell Vol. 1 - The Descent (in Inglese)  
di Mike Mignola (testi e disegni)
Editore: Dark Horse
Formato: brossurato, 152 pagine, colore
Prezzo: $ 17.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2014
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)  
Nota: il volume è edito in Italia da Magic Press.

di LRNZ (testi e disegni)
Editore: Bao Publishing
Formato: brossurato, 280 pagine, colore
Prezzo: € 25
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI

Divinity N.1 (in Inglese)
di Matt Kindt (testi) e Trevor Hairsine (disegni)
Editore: Valiant
Formato: spillato, 32 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99 (USD)
Anno di pubblicazione: 2015
Per qualche parola in più: QUI (in Inglese)  

lunedì 9 marzo 2015

[SPOT 05] UDWFG doppio manga

Copertina di Tetsupendium Tawarapedia.
Abbiamo già parlato, in diverse occasioni, di Hollow Press e di UDWFG; ebbene, la casa editrice di Michele Nitri alza la posta in gioco proponendo, per il mese di Marzo, l'uscita di ben due nuovi libri che guardano al Giappone restando però fedele alla linea fortemente indipendente e bizzarra dell'editore. Si tratta di Tetsupendium Tawarapedia, tomo di 400 pagine in formato A5 che raccoglie il meglio della produzione di Tetsunori Tawaraya fra il 2002 e il 2012, e U.D.W.F.G. presents SHINTARO KAGO – Industrial Revolution and World War, 32 pagine in A4 per una storia realizzata per l'occasione da Shintaro Kago, maestro riconosciuto e acclamato del genere ero guru nonché premiato all’ultima Lucca nella categoria Fumetto Breve per Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio? Esperimento.

Entrambi i libri, stampati in tiratura limitata e in lingua Inglese, sono disponibili per l'acquisto esclusivamente sul sito della sul sito della Hollow Press

Nell'introduzione di Tetsupendium Tawarapedia, Cameron Hatheway, collaboratore regolare del sito BleedingCool.com, scrive:
[...] Quello che tieni tra le mani è il colossale Tetsupendium Tawarapedia, una raccolta dei lavori di Tetsunori realizzati tra il 2002 e il 2012. Dieci anni sono un periodo lungo per un artista per sperimentare e trovare la propria voce, e questa raccolta è un ottimo modo per vedere da dove Tetsunori sia partito e dove sia arrivato. Puoi notare come si sia lentamente evoluto scegliendo quello che funzionava e quello che non andava, rimanendo sempre originale e ispirato. Non ha alcuna paura nelle sue storie e lascia costantemente senza parole con immagini mai viste in questo piano d'esistenza. Se Dalì fosse stato un punk rocker, il suo nome d'arte sarebbe stato “Tetsunori Tawaraya”.

Nell'intervista conclusiva è lo stesso Tawaraya a raccontarsi, sollecitato da Nitri:
"[...] Dal momento che fare fumetti per me è un processo digestivo, lo stile dipende dalle cose che decompongo, per cui a volte è diverso, a volte è nuovo. Ci sono differenze tra il digerire un incubo e la rabbia. Ammiro molto i fumettisti capaci di restare fedeli a un unico stile ma credo d'essere un po' diverso da un disegnatore standard.

[...] La qualità che cerco deve essere autentica materia del caos purificata con la carne e col sangue. Penso che mi verrebbe il vomito se fossi costretto alla ripetizione dei fumetti commerciali. Se dovessi definire "underground" è qualcosa a cui non importa la premurosa attenzione del pubblico. E ha delle potenzialità per colpire a fondo la mente di pochi invece della bassa, fantasticata influenza delle produzioni di massa."
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Alcune tavole da Tetsupendium Tawarapedia.
Industrial Revolution and World War propone invece, con la solita potenza, il morboso ma affascinante immaginario di Kago, in una storia (praticamente) muta, brutale e ipnotica.

Nelle pagine introduttive il super-talento indie inglese James Harvey riporta le parole del critico David Surman: "Il mondo di Kago è tutto basato sul dire 'sì' a un impulso oscuro. [...] Dire ancora 'sì' e ancora 'sì', fino a raggiunge un punto zero. Si prende una idea visiva e la si alimenta, ripetendola. La ripetizione è il vero incubo che Kago ci mostra: l'orrore che qualcosa di terribile accadrà e la gente sarà sconvolta ma succederà di nuovo e - ancora una volta - nessuno imparerà. Se ci spaventa è perché questo è l'orrore delle nostre vite reali."


さよなら. Sayonara.
 
 
Copertina e alcune tavole da U.D.W.F.G. presents SHINTARO KAGO – Industrial Revolution and World War.
 I volumi sono acquistabili esclusivamente sul sito della Hollow Press.

lunedì 2 marzo 2015

opinioni sul fare fumetti... [10]

Disegni di Gilbert Hernandez.
Qualche tempo fa, su Facebook, Massimiliano De Giovanni, sceneggiatore e storico componente dei Kappa Boys parlava del grande Luigi Bernardi - scrittore, saggista, editor e molto altro - la cui prematura scomparsa nel 2013 ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile. Scriveva De Giovanni: Forse i più giovani lettori di manga non conosceranno Luigi Bernardi.
Eppure la sua impronta nel mondo del fumetto (e non solo quello giapponese) in Italia costituisce una di quelle pietre miliari che ogni vero appassionato dovrebbe conoscere.
[...] Fondando la storica Granata Press (insieme a Roberto Ghiddi e Luca Boschi), Luigi ha dato il via alla fine degli Anni Ottanta all'arrivo 'cosciente' dei manga in Italia.
È stato il nostro primo editore, e noi siamo stati il suo primo staff editoriale (manga-e-non).
In Granata Press ci siamo arrivati da fanziner, e collaborando ai primi mensili italiani di fumetto giapponese abbiamo imparato a muovere i primi passi nell'ambiente dell'editoria professionale.
[...] Luigi ha insegnato il mestiere – oltre che a noi – a praticamente tutti i principali esponenti dell'attuale editoria italiana, e questo ha generato a sua volta altre case editrici che si sono occupate di fumetti di ogni genere e nazionalità.
Grazie a lui, il fumetto in Italia è uscito dai soliti schemi della pubblicazione seriale in edicola, dando spazio ad autori nuovi e valorizzando nuovi aspetti di autori affermati.
[...] Per inquadrare il suo pensiero in merito, basti leggere la seguente risposta data lo scorso agosto 2014 a Keiko Ichiguchi, che lo ha intervistato per il suo libro sulla storia del manga in Italia di prossima pubblicazione:
Keiko Ichiguchi: I manga sono ancora considerati nettamente separati dai fumetti occidentali. Quali sono le ragioni di questo fenomeno?
Luigi Berardi: Non so se ve ne siete accorti, ma per tutta l’intervista non ho usato una volta solta la parola manga. Ho sempre parlato di fumetti o di fumetti giapponesi. Questo perché ritengo sia un errore separare la produzione giapponese da quella del resto del mondo. (…) Continuare a tenerle entro gli steccati formali di certe denominazioni vuol dire condannarli all’asfissia. Per cui "sempre viva i fumetti", da qualunque parte del mondo essi provengano, Giappone compreso.

Viva i fumetti! E viva Luigi Bernardi il Grande!!!
La copertina di Nova Express N.1, storica rivista ideata da Luigi Bernardi.
Nel Dicembre scorso, su Salon.com, Grant Morrison rispondeva alle domande poste dall'intervistatore su The Multiversity, recente progetto targato DC Comics elaborato dallo sceneggiatore scozzese e proposto in Italia da RW Edizioni.
Ho molto apprezzato il fatto che il primo albo di The Multiversity è pieno di personaggi di colore, da supereroi e politici neri a divinità aborigene fino a geek omosessuali.  Perché l'hai fatto? C'è qualche relazione con i supereroi "super-bianchi" che hanno fatto il salto dai fumetti al cinema e alla televisione?
Grant Morrison: A essere sinceri, è successo tutto in maniera naturale, non è stato qualcosa che ho fatto di proposito. Alcuni personaggi li avevo creati per Final Crisis mentre altri erano nuovi ma tutti sono stati utilizzati per interpretare un ruolo specifico nella storia e soltanto dopo aver finito di scrivere il primo numero mi sono reso conto che in quel gruppo di supereroi del multiverso, campioni della giustizia, non c'era un solo personaggio bianco ed eterosessuale.
Io vivo in un mondo definito dalla diversità di colore della pelle, di orientamento sessuale e d'opinione. Credo sia importante riflettere l'influenza di quel mondo nella mia "arte". Per pura casualità di nascita sono quello che sono - un tizio bianco di mezza età, ovviamente in via di decadimento, proveniente dalla Scozia occidentale - per cui non mi sognerei mai di farmi portavoce di una qualche minoranza o gruppo. Non sto cercando di esprimere un'opinione politica ma credo che sia importante rappresentare nei comics un mondo che sia il più vicino possibile a quello nel quale mi trovo a vivere. E fondamentalmente mi identifico in tutti quelli che si sono sempre sentiti degli outsider. Non ho la tendenza a dividere il mondo per colori, religione o sessualità: nel mio semplice universo binario ci sono i Buoni e ci sono i Coglioni totali.

L'intervista si è poi spostata, prevedibilmente, su altri temi...
Non hai ancora ricevuto una chiamata da Hollywood?
Grant Morrison: Da circa 10 anni guadagno delle belle cifre lavorando per Hollywood. Io e Kristan [la moglie di Morrison, N.d.T.] abbiamo persino comprato un appartamento appena fuori Sunset Strip perché amiamo così tanto quel posto che trascorriamo lì quattro mesi all'anno.
Ho scritto - e sono stato pagato per questo - tre sceneggiature cinematografiche e ho fatto da consulente per la Warner Bros. sui loro film di supereroi per due anni, insieme a Geoff Johns e Marv Wolfman. Sto scrivendo ora un'altra sceneggiatura e poi ci sono le cose per la TV [...]. Comunque, fino a quando uno di questi film non si concretizzerà, dilettarmi con cinema e televisione è per me soltanto un hobby redditizio. Facendo fumetti, devo scrivere storie ogni giorno, sapendo che verranno pubblicate senza giri infiniti di annotazioni e riscritture e verranno letti dai fan a distanza di qualche mese dalla loro creazione... I comics saranno sempre il mio primo amore.
[L'intervista completa può essere letta qui, in Inglese]
Una tavola tratta da Multiversity N.1. Testi di G. Morrison.
Da Morrison a un altro sceneggiatore di successo, Brian Michael Bendis, tra gli "architetti" del Marvel Universe contemporaneo, che agli inizi di Febbraio ha annunciato il rinnovo del contratto in esclusiva con l'editore di X-Men e Spider-Man. In proposito Bendis ha dichiarato: “Ci sono state alcune voci sul fatto che avrei lasciato i fumetti a causa di altre cose eccitanti che stanno succedendo nella mia vita [il riferimento è alla serie Powers il cui adattamento televisivo andrà in onda in USA su PlayStation Network il 10 Marzo prossimo; qui il trailer, N.d.T.] ma voglio che tutti sappiano che non succederà. So che a volte quando le persone fanno qualcosa in altri media tendono ad abbandonare i fumetti. Ma questo è esattamente l'opposto dei miei obiettivi di vita. 
Voglio portare la gente a scoprire i comics così che possano vedere l'originale, meravigliosa magia che noi dobbiamo offrire ogni settimana."
[L'articolo completo può essere letto qui, in Inglese]
Uncanny X-Men N.1, versione Marvel Now. Testi di Brian M. Bendis.
Lewis LaRosa è uno dei disegnatori di maggior talento e qualità nei comics odierni, attualmente impegnato sul rinato cosmo Valiant. Di recente ha incontrato alcuni studenti raccontando la sua esperienza di disegnatore professionista freelance, cogliendo l'occasione per dispensare qualche consiglio: nel seguito ne riporto tre.

Mettiti alla prova, varia le tue fonti d'ispirazione e impara da tutti, anche se non fossero esattamente di tuo gusto.

Non tirar via, fai sempre il massimo in ogni lavoro. È meglio fare qualcosa di prima qualità ed essere in ritardo piuttosto che qualcosa di mediocre rispettando la scadenza.

L'ispirazione o la motivazione non sono necessarie. È tutta una questione di disciplina.
[Il resoconto completo dell'incontro può essere letto qui, in Inglese]
Illustrazione di Lewis LaRosa per Bloodshot.
L'autore e disegnatore australiano Ben Templesmith, ben noto anche in Italia per le sue collaborazioni - tra le tante - con Warren Ellis e Steve Niles, ha visto finanziato su Kickstarter, nel giro di un solo giorno (!), il proprio progetto di adattamento a fumetti di Dagon, celeberrimo racconto di H. P. Lovecraft. Mentre scrivo il funding, che scade il 12 Marzo prossimo, ha superato la cifra di 110mila dollari USA su un obiettivo iniziale di 14mila!
In una mail, inviata per promuovere il Kickstarter, Templesmith scriveva:
Kickstarter ha cambiato tutto per me, nel senso che non ho più bisogno di cercare finanziamenti esterni e cedere una parte dei miei diritti in quanto autore. È davvero la cosa più potente al mondo. Preferisco di gran lunga sporcarmi le mani e vendere direttamente al consumatore, avere da lui un riscontro, pubblicizzare e spingere il mio prodotto piuttosto che essere una piccola voce tra le tante in un enorme catalogo perché non mi interessa. C’è un tempo per questo, un mercato secondario, in cui le economie della distribuzione hanno una dinamica totalmente differente, un diverso livello di rischio e, in ultima analisi, di controllo da parte dell’autore. Ma attraverso operazioni online come quelle di Kickstarter e una personale strategia di marketing, possiamo realizzare degli oggetti che non hanno bisogno di quel genere di investimenti e numeri. Possiamo realizzare prodotti esclusivi, dell’ordine di qualche centinaio. Prodotti speciali per voi. Ti consiglio di dare un’occhiata ai tanti progetti su Kickstarter, non solo al mio. Troverai voci uniche e persone esperte che cercano una nuova libertà creativa perché… tu dai loro la possibilità di farlo.
E per finire, ritorniamo in Italia, con Ratigher, autore e ideatore del metodo primaomai con le sue Ragazzine (recentemente reso disponibile in download gratuito: qui) nonché sceneggiatore di un prossimo Dylan Dog. Sul suo blog elencava alcune considerazioni sulla sua esperienza.
[...] Qualsiasi contenuto che debba essere "blindato" per essere venduto su internet è la negazione di internet. Il mio piccolissimo contributo per rendere la rete un luogo migliore e proficuo è quello di  abbracciarne solo i lati positivi, e le qualità che si attivano condividendo contenuti gratuitamente sono proprio quelle che fanno di questo strumento una "macchina ammazza ignoranza".
 

4 - Nello specifico de Le Ragazzine, l'unica maniera per rendere eternamente leggibile questo libro era l'ebook gratuito. Con il metodo primaomai ho sacrificato la possibilità di monetizzare nel tempo per prendere un bel bottino subito. Ma, se l'incremento che dico al punto 1 si confermerà, c'è il rischio che del prossimo libro io ne venda 5000 di copie. A quel punto, con tutti quei bei soldi farei una festa in piscina con open bar, e vi inviterei tutti.
Questo è il piano: Ricchi, ubriachi e fumetti gratis. 

[Il post completo può essere letto qui]
Illustrazione di Ratigher.
See you soon, alligators!